Troppi alunni rom in classe e i genitori ritirano i figli

Martedì 10 settembre da Landiona, in provincia di Novara, e da Costa Volpiano nel Bergamasco arriva la notizia che alcuni alunni rom sono stati allontanati dalle loro aule. Alcuni giornali riportano come causa la lentezza nell’apprendimento, altri parlano di problemi correlati al numero di alunni in classe, fatto che rappresenta una minaccia costante alla chiusura di istituti situati in piccoli paesi, in cui gli iscritti sono pochi e spesso si fatica a raggiungere il numero adeguato per formare le classi.
Alcune mamme si sono discolpate dall’accusa di razzismo che ha serpeggiato sui quotidiani nelle ultime 24 ore: “I nomadi non c’entrano, anzi se fossero di più e frequentassero, la scuola avrebbe un futuro. Quello che l’altro istituto ci garantisce, insieme a un orario continuato dalle 7,30 alle 18,30 che fa molto comodo per chi lavora” ha dichiarato Stefania Fasson, una della mamme coinvolte nello “scandalo”.
Marisa Albertini, sindaco di Landiona, ha commentato la notizia: “I bimbi rom iscritti sono 25, ma quelli che frequentano le lezioni sono molti di meno. Gli italiani sono una dozzina”. Il problema riguarda la frequenza: gli iscritti sono 26, ma purtroppo la presenza cala drasticamente a solamente sette bambini, numero che mette in serio pericolo la sopravvivenza della scuola.

L’A.I.Z.O. ritiene che la scuola sia un diritto imprescindibile e un dovere fondamentale ed è per questo che si opera instancabilmente affinchè i bambini rom e sinti, una delle minoranze più discriminate d’Europa, possano avere la possibilità di accedere alla scuola e ricevere un’istruzione adeguata alla pari degli altri alunni, certi che la via per l’integrazione, il dialogo e la comprensione reciproca passi proprio attraverso le occasioni di conoscenza e confronto e la scolarizzazione, essenziale a permettere fin dalla tenera età di entrare a far parte di quella società maggioritaria che li ha relegati ai margini della società.
Se si tratta di razzismo ci uniamo a Francesco Cavagnino, consigliere comunale di Landiona, il quale ritiene che la decisione di ritirare i bambini sia “un fatto di una gravità assoluta”, dal momento che la scuola è il primo luogo in cui si imparano le regole della convivenza e della collaborazione: insegnare ai propri figli che ci sono bambini indesiderati mina alla base questo principio.
Se invece il problema è riferito alla mancanza di fondi, riteniamo che anche la carenza di risorse economiche per la scuola e dunque l’istruzione siano parimenti indegne.