Perquisizione campo nomadi a Torino

E’ ancora buio stamattina 5 marzo 2009, quando al campo rom di strada Aeroporto a Torino giungono una cinquantina di autoveicoli delle forze dell’ordine: Polizia Municipale, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Un centinaio di persone, tra queste alcune con divise antisommossa.

I bambini sono spaventati e chiedono ai genitori le motivazioni di questa invasione ma gli adulti non sanno cosa rispondere.

Vengono fermati molti uomini, ad alcuni sono prese le impronte digitali su un automezzo dei vigili adattato allo scopo, una decina di rom vengono accompagnati in caserma.

Le baracche sono perquisite e così i motori delle macchine …

Molti dei rom presenti sono sprovvisti di passaporto anche se nati in Italia, e l’unico documento in loro possesso è il certificato di nascita.

I dirigenti dell’operazione di polizia sostengono che è un controllo routinario per comprendere chi è in regola con i documenti e chi è abusivo, ma discutono di baracche da demolire.

Verso le ore 8:30 arriva la Protezione Civile con un gazebo arancione, sotto il cui riparo dalla pioggia, viene distribuito il tè.

La mattinata si svolge tra continui andirivieni documentati da registrazioni ed ancora nel tardo pomeriggio l’operazione non è completata.

Questa perquisizione è la storia infinita di una popolazione che continua ad essere invisibile ai margini della società maggioritaria e ripropone alla nostra attenzione una questione drammatica e purtroppo senza nessuna risoluzione da parte del governo attuale. Tanti sforzi erano stati fatti da alcuni ministri del governo precedente (Ferrero, Bindi, Amato) per la concessione della cittadinanza a persone nate in Italia che oggi hanno più di quarant’anni.

Ciò che allarma gli abitanti del campo è la penosa notizia riguardante la nuova scelta politica del Comune di Torino che sembra voglia ridurre a tre le quattro esistenti aree di sosta rom autorizzate e quella da abolire è il campo sosta di strada Aeroporto.

Se il campo rom non sarà più autorizzato i minori inseriti da anni nelle scuole materne, elementari e medie del quartiere potranno ancora frequentare la scuola?

I bambini oggi hanno potuto usufruire del servizio di accompagnamento sui due scuolabus predisposti. Chissà domani!

Noi dell’A.I.Z.O. rom e sinti crediamo che le politiche di inclusione hanno come punto d’avvio l’incontro con la realtà esterna all’habitat familiare, ed esso si costruisce attraverso l’uscita dal campo che si genera per i minori secondariamente all’inserimento nelle scuole materne come percorso propedeutico alla socializzazione e successivamente nelle scuole elementari come momento di incontro, scambio e alfabetizzazione, per poi continuare nelle scuole medie come fase di crescita nel gruppo dei pari.

Purtroppo i vari progetti in atto di inserimento lavorativo ed abitativo in alloggio vengono vanificati dal fatto che il primo passo consiste nella regolarizzazione dei documenti per poter vivere in maniera legale sul territorio italiano, solamente in seguito sarà possibile parlare di inserimento reale.