Pastorale dedicata a nomadi e sinti

Sintesi della Pastorale dedicata a nomadi e sinti presentata da Mons.Nosiglia il 24 ottobre 2012 a Torino.

Insieme con la Lettera pastorale di Mons. Nosiglia viene pubblicato un breve documento, elaborato e firmato da alcuni gruppi che a Torino sono impegnati con in nomadi (Comunità di Sant’Egidio, A.I.Z.O. rom e sinti, Terra del Fuoco e Migrantes). Il documento si intitola “Vogliamo vivere insieme” e viene presentato al Prefetto di Torino, al sindaco, ai presidenti di provincia e Regione nonché ai responsabili delle Asl, dell’Ufficio scolastico regionale e ai presidenti delle Fondazioni bancarie. Intende essere uno “strumento operativo” per indicare che cosa si può fare concretamente per avviare a soluzioni i problemi di chi vive nei “campi”.

La prima esigenza è quella di uscire dall’emergenza, predisponendo un programma organico di integrazione della popolazione rom e sinta. Si tratta di chiudere la fase dei progetti (interventi mirati ma di portata ridotta) e avviare invece degli interventi di tipo strutturale. Il documento chiede, in sostanza un “impegno politico” da parte di tutte le forze sociali del territorio nella direzione dell’integrazione. Sono 5 i capitoli su cui si sofferma l’analisi delle associazioni: abitazione, lavoro, salute, cultura.

Per quanto riguarda la casa, il documento chiede di favorire l’integrazione individuando alloggi a canone sociale, anche di proprietà di grandi istituzioni pubbliche (banche, ospedali, ecc.). Richieste specifiche di disponibilità sono già state avanzate alle comunità religiose di diocesi. “E’ indispensabile – si scrive – garantire contesti abitativi che non isolino i rom ma ne favoriscano l’integrazione. Le relazioni di vicinato tra famiglie rom non costituiscono uno snodo decisivo a questo scopo. E’ indispensabile procedere con gradualità ed efficacia ad individuare le famiglie da inserire in questo processo attraverso la conoscenza”. Anche chi vorrà restare nei campi deve avere la possibilità di una sistemazione decorosa.

La scuola è un capitolo fondamentale: occorre lavorare con i rom per convincerli a entrare nel giusto atteggiamento riguardo all’istruzione, e nel contempo offrire accoglienza nelle scuole, dal nido al compimento dell’obbligo. Per il lavoro si punta soprattutto sulla formazione professionale, inserendo anche i nomadi nei circuiti dei Centri per l’impiego e dell’accompagnamento al lavoro. Analoghe “strategie di accompagnamento” vanno attuate per quanto riguarda l’accesso ai servizi della salute. Per la cultura si chiede di promuovere un “clima” che sottolinei l’opportunità dell’integrazione.
Trasversale ad ogni azione e decisivo è uno sforzo per aiutare la regolarizzazione della presenza dei rom e favorire la concessione della residenza per garantire i diritti essenziali”.