Una Bufala! Si inventa il rapimento della figlia da parte di un romanì

Questo è il tipo di notizia che non suscita scalpore, non viene diffusa alla velocità della luce sui mezzi stampa, sui social network, tramite passaparola, non si racconta al bar o sull’autobus per fare conversazione e potersi lamentare su qualcosa che non funziona.

Questa è quel tipo di notizia che viene taciuta perchè scomoda, perchè può scardinare l’idea radicata in noi che facciamo troppa fatica ad abbandonare. Questo è il caso del mito della zingara che ruba in nostri figli.

Sull’Eco di Bergamo si legge “Una nomade ha tentato di rapirmi la figlia che era seduta nel passeggino”. Si tratta di una denuncia sporta da una donna di 28 anni residente a Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo.

La vittima ha raccontato che mentre si trovava davanti a un bar, è stata avvicinata da una sconosciuta che avrebbe tentato di afferrare la bambina di un anno che dormiva nel passeggino per portarla via. La reazione della madre avrebbe però impaurito la nomade che di risposta si sarebbe avventata sulla borsa della donna, riuscendola a rubare insieme al suo contenuto: 250 euro in contanti, documenti ed effetti personali.

La denuncia della donna è stata però ancor più dettagliata: ai carabinieri ha raccontato che durante la colluttazione è stata colpita dalla rom con una gomitata al volto, e che sarebbe stata facilmente in grado di riconoscerla se l’avesse vista. I militari hanno dunque mostrato alla giovane mamma le foto segnaletiche di alcune donne, tra le quali la 28enne ha riconosciuto la ladra: una romena di 33 anni.

Durante le indagini i carabinieri hanno però scoperto che il resoconto della donna era una bugia: la donna rumena era infatti completamente estranea ai fatti, versione confermata dalla confessione della giovane, rea di aver inventato tutto per giustificare con il proprio convivente la perdita del portafogli e dei soldi contenuti. E’ stata così deferita in stato di libertà per simulazione di reato, procurato allarme, e calunnia.

L’A.I.Z.O. ribadisce l’assurdità e la pericolosità di rilasciare false dichiarazioni in quanto, oltre a strumentalizzare una questione così delicata proprio perché pone in cattiva luce il popolo rom, e riporta subito alla memoria pregiudizi difficili da abbattere, rivelano la “povertà” e “l’ignoranza” di chi si sente migliore perchè ha avuto maggiori opportunità dalla vita.

Il ricordo del rogo della Continassa avvenuto tre anni fa a Torino, scatenato a causa di false dichiarazioni fatte da una ragazzina per timore di rivelare la verità ai genitori incolpando alcuni dei rom del vicino campo, è ancora vivo e pungente. Le ferite causate da quel tragico incendio sono ancora presenti nel nostro ricordo per renderci “vigilanti” a ciò che atteggiamenti di discriminazione possono causare.