L’incredibile sentenza del Tribunale di Bologna

“E’ rom, normale che viva nella spazzatura”

La Corte d’Appello di Bologna si è espressa riguardo al caso di una bambina rom, segnalata dalla Procura dei Minori di Bologna al Tribunale per essere affidata ai servizi sociali, poichè non veniva mandata a scuola e viveva in condizioni igieniche molto precarie, con una sentenza che fa discutere.

Per il tribunale di Bologna, la bambina, che ha dodici anni e dovrebbe frequentare la prima media, non subisce “un pregiudizio” senza scuola, essendo il suo “normale modo di vita”. Si ritiene quindi che appartenere alla popolazione zingara giustifichi la mancata frequenza scolastica e le condizioni di vita insalubri.

I commenti da parte di enti e associazioni non si sono fatti attendere, ma si dividono nel giudizio della sentenza. C’è chi condanna il riferimento ad un’appartenenza etnica per giustificare una situazione di disagio, mentre altri plaudono una sentenza che tiene in considerazione le radici culturali del popolo rom.

E’ probabile che venga fatto ricorso alla Cassazione, la quale sarà nuovamente chiamata ad esprimersi sulla correttezza dell’utilizzo di stereotipi culturali nel giudicare casi che riguardano imputati rom.

L’integrazione del popolo rom, come quello di altre culture, passa anche attraverso la scuola italiana.

I bambini non devono essere allontanati dalle famiglie, ma l’inserimento scolastico è oramai indispensabile: “una volta potevamo rimanere analfabeti – spiega un giovane rom – ma ora, se vogliamo avere un posto dignitoso nella vostra società, dobbiamo mandare i bambini a scuola”. Oggi circa il 70% dei bambini rom che vivono nei campi autorizzati in Italia frequenta la scuola, anche se con difficoltà.
Se qualche famiglia teme che la scuola significhi perdita di identità sbaglia, ma anzi il senso di appartenenza viene rafforzato.

Conosciamo docenti universitari rom e gitani che si sono emancipati proprio grazie alla frequenza scolastica. Ricordiamo ciò che Jan de Dios Heredia, già eurodeputato, ha affermato: “La scuola è la strada per il progresso e i gitani non possono restare fuori”.