Il Consiglio di Stato boccia il piano nomadi

Su tutti i quotidiani nazionali è apparsa la notizia che il Consiglio di Stato il 16 novembre ha bocciato il piano nomadi, avviato nel 2008 con la nomina dei Commissari straordinari e l’emissione di una serie di ordinanze attuative, con le quali si intendeva superare lo “stato di emergenza”.
Con la sentenza del Consiglio di Stato, la nomina dei commissari e le relative ordinanze emesse risultano completamente annullate. Cosa succederà ora?
Torino è una delle città italiane con maggiore presenza di rom nel territori cittadino; soprattutto negli ultimi anni, con l’arrivo dei rom dalla Romania, la situazione, già di per se precaria, ha iniziato a divenire insostenibile. I campi autorizzati non sono in grado di accogliere tutti i rom presenti in città, costringendoli ad accamparsi nelle aree più degradate delle periferie. É’ d’altronde nota la situazione igienico-sanitaria di campi abusivi come quello di Lungo Stura Lazio o dei nuovi insediamenti in Via Germagnano.
Con il piano nomadi il Comune, in concertazione con la Regione, la Provincia e le associazioni, stava cercando di porre rimedio studiando nuovi progetti e firmando accordi con enti locali, grazie ai fondi stanziati dal governo. Da ieri, con la sentenza del Consiglio di Stato, tutto risulta bloccato ed è probabile che tali progetti non partiranno mai.
L’A.I.Z.O. rom e sinti, associazione che ha la propria sede nazionale a Torino e che da quarant’anni opera a favore dell’inclusione del popolo rom, sperava che questo nuovo piano potesse dare una soluzione a situazioni drammatiche e non più accettabili, ma quest’ultima sentenza infrange il sogno di vedere finalmente realizzati progetti sostenibili, duraturi ed efficaci.
L’A.I.Z.O. non considera il piano nomadi positivo per quanto riguarda la nomina di commissari straordinari, non essendo questi necessari per la risoluzione dei problemi, e naturalmente ha sempre criticato duramente come i finanziamenti stanziati per l’attuazione delle ordinanze siano stati spesi in altre realtà cittadine, dove da mesi si continua ad assistere a sgomberi che provocano solo un peggioramento della situazione esistente. Tuttavia in realtà come quella torinese, dove da sempre si opta per la strada dell’accoglienza e dell’integrazione, l’attuazione del piano significava avere finalmente i finanziamenti necessari per dar vita a progetti di inclusione sociale e di messa in sicurezza delle aree di sosta, fondamentali per la risoluzione dei problemi. Inoltre, la bocciatura del piano nomadi e il conseguente congelamento dei finanziamenti destinati alla sua attuazione, si somma ai già pesanti tagli sul welfare che impediscono alle amministrazioni comunali di investire in progetti rivolti alle fasce più deboli della popolazione.
Dopo tanto lavoro, ora, con questa sentenza, si rischia di tornare indietro di 20 anni, con il sorgere di campi abusivi in ogni angolo delle periferie, dove sporcizia e degrado regnano sovrani. Le stesse aree di sosta autorizzate versano ormai in condizioni pessime e senza degli interventi di manutenzione si rischia di cadere nel medesimo degrado vissuto nelle aree abusive.
A.I.Z.O. rom e sinti si augura quindi che ciò non accada, ma che i finanziamenti stanziati possano essere ancora disponibili per attuare quei progetti di integrazione da cui ormai non si può più prescindere. A.I.Z.O. si augura, inoltre, che il problema della situazione di rom e sinti in Italia torni ad essere oggetto di attenzioni positive e propositive da parte delle autorità politiche italiane, e per questo ci rallegriamo per le dichiarazioni del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che definisce una follia che i figli di stranieri nati in Italia non possano avere la cittadinanza italiana. Da oltre 20 anni A.I.Z.O. si batte affinchè sia riconosciuta la cittadinanza italiana ai nati in nel nostro Paese e ricorda che non è la prima volta che viene proposta una riforma delle leggi di cittadinanza, ma che già nel 2008, poco prima della caduta del governo Prodi, durante il Convegno Internazionale sui rom tenutosi a Roma, gli onorevoli Bindi, Amato e Ferrero si erano impegnati a promuovere tale riforma.