E per loro non c’era posto

Natale 2010

Vicino al fiume c’è un campo di rom, dove vivono oltre 500 persone.

Da pochi mesi è arrivata una coppia. Arrivano dalla Romania, una nazione da dove spesso fuggono per motivi economici (si vive con meno di 100 euro al mese) e per intolleranza verso di loro.

Prima di arrivare a Torino sono stati in altre città, a Roma speravano di poter restare, ma il piano nomadi realizzato dal sindaco non contemplava la loro presenza.

A Roma “non c’era posto per loro”.

Ripresero il treno, sperando di potersi fermare a Milano, qui vennero a sapere che i loro compatrioti in un anno erano stati allontanati ben 300 volte, le ruspe avevano distrutto le baracche. I giornali si erano talmente abituati a questo modo di fare che non ne parlavano neppure più!

A Milano “non c’era posto per loro”.

La giovane Mirjan è incinta e insieme a Giosef arrivano a Torino, ma anche qui nei campi – sosta non c’è posto.

Intanto comincia a nevicare, il freddo è pungente, la gente sta andando, tutta festosa, alla Messa di mezzanotte, perché è Natale. Nella fretta nessuno si accorge di loro, anzi, una signora in pelliccia nel correre urta Mirjam, che cade nella neve, suo marito l’aiuta a rialzarsi e vanno alla stazione di Porta Nuova.

A mezzanotte viene alla luce il Bambino, due barboni offrono una coperta per avvolgerlo e lo mettono in un carrello dell’Auchan: quel bimbo ha un nome: Emanuel.

Lì c’era posto per loro!