Aggressione a donna rom in stato di gravidanza

In merito all’aggressione di una rom, di soli 28 anni, in avanzato stato di gravidanza avvenuta a Torino lo scorso venerdì 11 giugno da parte di un giovane, ultrà juventino nella periferia sud di Torino, registriamo come il clima di intolleranza assuma oggi dei contorni violenti e macabri senza precedenti.

La vittima, una rom abitante a Torino nel campo sosta di Strada Aeroporto, era una giovane madre, all’ottavo mese di gravidanza pertanto era palese a chiunque la sua incapacità di difendersi e di difendere il proprio figlio da qualsiasi aggressione. Ma questo non ha fermato le intenzioni violente del torinese che dopo aver insultato le tre donne rom dalla finestra quando avevano suonato al suo citofono, con gravi attacchi bellicosi: “…vengo giù e vi spacco la testa!”, ha messo in atto le sue minacce inseguendole quando ormai erano lontane dalla zona di condomini, e tra la folla del mercato guardavano la merce di una bancarella. Tre donne inermi, circondate da passanti che non sono intervenuti a difesa delle rom, nemmeno quando un uomo nel pieno delle forze, accecato dall’odio razziale le ha barbaramente aggredite, armato di una mazza da baseball.

Rientrata al campo la donna si è sentita male e giunta al pronto soccorso i medici hanno subito capito che era in corso un aborto, perciò hanno operato la donna, la quale, se non fosse intervenuto questo aggravamento non avrebbe nemmeno sporto denuncia. Gli investigatori, ascoltati i testimoni dell’aggressione hanno arrestato in serata il responsabile. Le accuse con cui è stato trattenuto in carcere 4 giorni erano di aggressione e soprattutto di procurato aborto, ma è stato rilasciato agli arresti domiciliari quando l’autopsia ha accertato che l’aborto era iniziato in precedenza all’aggressione.

L’avvocato della famiglia rom ha richiesto il consulto di un medico di parte, contestando che la ragazza non presentava segni clinici di interruzione di gravidanza in corso.
L’A.I.Z.O., sentito il racconto della vittima, è indignata ancor più che dalla violenza de gesto in sè, dall’ennesimo episodio gravissimo avvenuto in assenza di una reazione da parte dei testimoni della violenza. Se è preoccupante che sempre più persone inclini al crimine aggrediscano qualsiasi vittima inerme, ancor più inammissibile è che la cittadinanza non intervenga in alcun modo a difendere una donna, vittima, per di più, in delicato stato qual è una gravidanza, motivata probabilmente dal rifiuto della sua appartenenza etnica minoritaria.

L’A.I.Z.O. è allarmata inoltre dal fatto che la stessa vittima, non denunciando l’accaduto, sembra aver interiorizzato un’implicita condanna della società sulla propria etnia a subire ingiustizie senza aver diritto alla protezione delle forze dell’ordine e dei propri concittadini.